Il mercato è dinamico, cambia con rapidità e, per le aziende, intuire, progettare e realizzare in tempi brevi reti distributive diventa un imperativo. Ma spesso la fretta porta anche a progetti incompleti e fallimentari.
Occorre trovare un giusto trade-off tra la rapidità e i necessari approfondimenti.
Un progetto distributivo deve avere fondamenta solide per riuscire a consolidarsi sul mercato.
1. Franchising vuol dire scelta distributiva. Creare una rete franchising vuol dire, per l’azienda, creare un forte impatto sul proprio marchio sulla propria visibilità nel territorio. E ‘ in gioco la modalità di raggiungimento e di dialogo con il cliente finale. I franchisee sono vetrine di presentazione di come l’azienda si pone e di come vuole essere percepita dai clienti finali. Creare una percezione di marchio è un processo delicato, lungo e profondo. I risultati non si raggiungono in breve tempo ma, all’opposto, superficialità ed improvvisazione lasciano il segno. Esperienze di marchi lanciati in franchising in modo eccessivamente affrettato, non pianificato, sono ricordati dal mercato come caso di insuccesso anche dopo diversi anni. E recuperare è estremamente difficile.
2. Esigenze di risorse finanziarie interne ed esterne.Avere un progetto franchising richiede investimenti significativi da parte dell’azienda. Una volta avviata la rete franchising esternalizza investimenti ponendoli a carico dei franchisee. Ma per la progettazione e l’avvio è il franchisor che si fa carico delle voci di costo più significative. Studiare e progettare una rete può chiedere investimenti dalla parte del franchisor superiori ai 50/100 mila Euro. Nella fase successiva, il sostegno pubblicitario al marchio può essere molto più rilevante: l’investimento minimo per superare la soglia di notorietà di un nuovo marchio varia tra settore e settore ma, spesso, non può essere inferiore al 1-2 milioni di Euro. Anche la gestione della rete ha un suo costo: la struttura il personale dedicato obbliga l’azienda a progettare reti franchising in un ottica di medio/lungo periodo che consenta l’ammortamento di questi costi.
Un ragionamento similare viene sviluppato dai franchisee: gli investimenti sul punto vendita sono fatti in funzione di un ROI che consenta un pay-back sostenibile e generalmente non superiore a 3/5 anni.
3. Cultura di partnership. La gestione di una rete franchising richiede una cultura di collaborazione tra il franchisor e franchisee. Questo è vero, ma non solo a parole. Per creare una cultura occorre possedere una metodologia, sistemi informatici, risorse umane e personale di alto livello, meglio con esperienze passate nella creazione di rete franchising. E’ tutta l’azienda franchisor a doversi muovere in questa ottica: il franchisee non è più un cliente e non è un fornitore. La creazione di questa cultura richiede tempi di assimilazione non rapidi. Si è visto che, nella realtà, la creazione di questo modello di approccio richiede almeno 2/3 anni per essere assimilato e diventare parte integrante dell’azienda.
Olio extravergine di oliva
L’ olio extravergine di oliva è un alimento sano e genuino, altamente digeribile che agevola la funzione gastrica ed epatica, regolando quella intestinale. Riduce la secrezione di acido gastrico prevenendo l’ulcera duodenale.
Falanghina
I descrittori aromatici che intervengono dopo appena sei mesi dalla vendemmia (vino Falanghina vinificato in modo tradizionale, in acciaio) sono il fruttato di banana, di mela, di ananas, di pesca e via via note floreali, di agrumi, di miele ed infine di erba.
Aglianico
Potente rosso di Bruno de Conciliis da uve Aglianico in purezza allevate a Guyot nel vigneto di Agropoli, Prignano esteso per soli due ettari, la densità è di 4.500 piante, l’età media è di circa venti anni, situato a 250 metri sul livello del mare.
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